Eutanasia

In radio oggi ho ascoltato una trasmissione dove si parlava di un tema controverso “eutanasia”.
I miei ricordi su questa parola risalgono agli anni delle elementari( credo che fossimo ancora nell’era pre internet e cellulari), la mia maestra,grande insegnante,ci spiegò il significato di questa strana parola,deriva dal greco è significa ” dolce morte” da allora è rimasta impressa impressa nella mia mente è me la sono portata dentro. Ho maturato la convinzione che non sia una pratica amorale o come molti credono un omicidio.
Ho sempre pensato che l’accanimento terapeutico sia molto più crudele. Forse è il caso di spiegarmi meglio.
Per come la vedo io quando succede qualcosa che possa deficitare il nostro essere,che sia una malattia o un incidente,trovo che sia la soluzione ottimale.
Immaginate di essere un aquilone che vuole volare libero ma qualcuno o qualcosa si ostina a tenervi legato ad un filo,ecco credo che ad un certo punto, quando il vento è troppo forte,sia il caso di taglialo quel filo.
Sarebbe ora che il nostro parlamento legiferasse qualcosa in merito,perché se non ci sono più speranze devo andare all’ estero per porre fine alla mia esistenza quando potrei serenamente andarmene da casa mia?
In Italia per eutanasia si rischiano fino a 14 anni di reclusione, per cosa mi chiedo,per una atto di CLEMENZA, di AMORE SUPREMO.
Senza andare troppo lontano, in svizzera, gli ospedali ti assistono fino alla fine.
I bastardi seduti su quelle poltrone d’oro perché non si occupano di temi importanti invece di pensare a come ingrassare i loro cospicui portafogli.

(Da ” sfoghi d’autunno”)

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8 thoughts on “Eutanasia

  1. Ciao 🙂 concordo pienamente con te, anche io vorrei che qualcuno lasciasse andare il mio aquilone, hai fatto un paragone bellissimo !!!
    Da noi in Sardegna c’era una figura specifica che compiva questo atto, l’ultima notizia di queste risale agli anni 50 poi ovviamente , essendo pratica illegale è stata abolita, tutti sapevano sa sempre ma nessuno parlava di questa figura, nota come Accabadora… cioè colei che pone la fine… Se ti interessa ne parlerò a giorni sul blog 🙂

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  2. Concordo assolutamente. Soprattutto quando parli dell’accanimento terapeutico. E dinanzi alla scelta libera di una persona di non volere arrivare alla fine. Chi crede in dio, faccia pure diversamente, accetti la sofferenza ed in essa si santifichi, ma a chi non ce la fa, non sia richiesto un eroismo superiore alle sue forze, che rischierebbe di finire in disperazione.

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