hard boiled(titolo provvisiorio)

Ciao a tutti,

ed eccomi qui con l’inizio del racconto/progetto di cui avevo parlato nel post precedente, ora tocca a voi.

Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, una parola per ferirla, ma poi tutta una vita per dimenticarla!
Charlie Chaplin

Butto giù un’altro drink, tentando di inghiottire il tuo volto impresso sul fondo del bicchiere, il barman mi compatisce e me ne serve in fretta un’altro, tutti i giorni lo stesso copione.
Frantumo il ghiaccio sotto i denti, mi rammenta le tue ultime parole, gelide, taglienti.
Un altro sorso, caldo, morbido, come la tua pelle, come lo sguardo amorevole che avevi soltanto per me, come le tue labbra che non avrei mai lasciato lontano dalle mie il giorno in cui s’incontrarono.
Mi alzo, lanciando sul bancone il denaro accartocciato, ci vediamo domani ripeto in silenzio, mentre mi avvio verso l’uscita incerto sui miei passi sperando di incrociare il tuo sguardo, quello che cinque anni fa mi fece tremare le gambe, quello che mi fece smettere di bere, quello per il quale mi sono sentito vivo dopo una vita morta…
Sono fuori, nessuno sguardo, accendo una sigaretta cercando di spegnere quell’ultimo me riflesso.
Tutto aveva avuto inizio quel maledetto giorno, ero di ronda con il mio collega quando arrivó la chiamata”attenzione recarsi sulla via Vittorio Emanuele , è stato segnalato una probabile aggressione”,noi che eravamo lì vicino prendemmo la chiamata”ok ricevuto ci rechiamo sul posto”. Quello che trovammo, però non ci piacque affatto, la porta era aperta,ci dichiarammo ed entrammo,riversa sul pavimento una giovane donna chiedeva aiuto,l’amore della sua vita l’aveva percossa fino a farle perdere i sensi,il mio collega, sentendo un rumore venire da fuori si buttò all’inseguimento dello sciagurato. Dopo qualche attimo , mentre cercavo di far rinvenire la giovane,udii degli spari,allarmato mi affacciai alla finestra e vidi il mio compagno riverso sulla strada,chiamai subito i soccorsi con la mia ricetrasmittente.

In fretta lo raggiunsi ma fu troppo tardi, il maledetto lo aveva colpito in pieno petto e il rantolo che udì dalla sua bocca fu il suo ultimo saluto.
Fu atroce vederlo morire, non era soltanto il mio collega, era un fratello, un amico, un padre.
Nei miei baratri umorali riusciva sempre a traghettarmi fuori, l’unico a cui confessai la mia dipendenza dall’alcool e quante volte mi aveva coperto nei turni…
Perso in quel dolore dimenticai l’aggressore ma, fui destato da una mano sulla spalla, mi voltai e riconobbi la donna del bar.( qui dobbiamo scegliere se l’aggressione è avvenuta al bar o meno)
Mi aveva raggiunto nonostante non si reggesse in piedi.
Scalza, con i collant strappati, coperta di lividi ma, straordinariamente bella, aveva una luce unica nei suoi occhi e senza pensarci due volte la presi in braccio per sottrarla al freddo dell’asfalto bagnato.

Il funerale si svolse in pompa magna, ma a me poco importava,avevo perso il mio più caro amico e alla raffica di salve fu come se il mio cuore si spaccasse ad ogni sparo, quando tutti se ne furono andato mi avvicinai alla bara estrassi la bottiglia di bourbon , la sua preferita, ne fece un sorso e versai il resto sul feretro, il liquido scendeva misto a pioggia e lacrime.
Adesso sono una cosa mi smuoveva, LA CACCIA all’assassino.
Non sapevo che quel giorno sarebbe cominciato il mio calvario………………………………….

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